Lingua e Cinema. Parola e immagine.

Lingua e Cinema. Parola e immagine.

Comunicato Stampa DA  - 18/10/2017

Lingua e Cinema - Parola e Immagine

Per l’edizione 2017 della Settimana della Lingua italiana nel mondo, dedicata al tema “L'italiano al cinema, l'italiano nel cinema", martedì 17 ottobre la Dante di Monaco ha invitato Lino DAMIANI, regista e storico del cinema ad approfondire il tema “L’italiano al cinema, l’italiano nel cinema” insieme ad altri due ospiti, i registi Alessandro RAK e Diego OLIVARES, i cui film sono stati selezionati per la Mostra del Cinema di Venezia 2017. 

A moderare la conferenza e condurre il discorso su argomenti interessanti ed anche cuorisi, è stata la giornalista Cinzia Colman. Presente in sala S.E. l’Ambasciatore Cristiano Gallo.

Damiani ha raccontato al pubblico di come il rapporto tra cinema e lingua italiana sia a doppio senso: la lingua scritta e parlata è stata variamente influenzata, nel lessico e nello stile, dal cinema, così come quest’ultimo, ovviamente, ha sempre dovuto confrontarsi con l’italiano scritto e parlato per mettere a punto una forma di comunicazione funzionale ed efficace, nel contempo credibile e piacevole, realistica e comprensibile a un vasto pubblico culturalmente e linguisticamente eterogeneo. Obiettivo tutt’altro che facile, data la storia linguistica dell’italiano, caratterizzata dalla frammentazione dialettale e dal tardivo conseguimento di un parlato medio nazionale. Ha poi introdotto i due registi che pur provenendo da ambiti cinematografici differenti, sono accomunati dall’uso del dialetto napoletano nelle loro scritture.

Attraverso la narrazione e la visione di frammenti delle pellicole di Rak ed Olivares, è stata messa in evidenza la specificità del linguaggio del cinema d’animazione e del cinema dal vivo, composto di mimica, sogno e memoria. Le prime immagini del film Gatta Cenerentola di Alessandro Rak mostrano una Cenerentola con un vestito imbrattato di sangue e una pistola in mano. Rak sembrerebbe rovesciare l’immaginario classico, ma in realtà costruisce un ponte con la favola originaria, la Gatta Cenerentola di Basile, un’opera cruenta, come cruente e non edulcorate erano le fiabe allora.

Veleno di Olivares, racconta il dramma di quelle terre tra Napoli e Caserta, martoriate dalla camorra e avvelenate dallo sversamento abusivo di rifiuti tossici. Ma non si tratta di un film di denuncia tout-court, ci tiene a precisare il regista - “semplicemente perché, al contrario di come molti hanno ritenuto, non ho voluto fare un film di denuncia ma raccontare, in fondo, la storia di un grande amore”, amore per la propria terra, la propria identità.

Gli spettatori hanno lasciato la sala con qualche nozione di linguaggio cinematografico in più, ma soprattutto con la rinnovata voglia di andare al cinema, meglio se italiano. 

 

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